Dolore: stare male non fa male.

Il dolore ci costringe a prenderci cura di noi, segnalandoci che qualcosa non va. Così facendo protegge la vita.

 

È un’emozione che prende tutto il corpo, tutta l’anima e ci obbliga a prenderci cura di noi, anche se non vogliamo.
Un esempio semplicissimo lo si può prendere dal dolore fisico: quando lo percepiamo possiamo agire di conseguenza. Se non lo sentissimo avanzerebbe indisturbato (pensate ad un tumore di cui ci si accorge solo quando è in metastasi). Un pericolo particolare sono i tumori al cervello, perché il cervello è un organo meraviglioso, spettacolare: grigio, morbido, umido, caldo, lattiginoso, delicato, sensibilissimo, lo muove persono il pensiero. Talmente sensibile che lo fa muovere una entità immateriale. Se piantiamo un chiodo nel cervello, a prescindere dalla scatola cranica, ci si paralizza, ma il cervello non sente niente. Registra tutto, ma non sente se stesso. Per questo un tumore al cervello è pericolosissimo: in caso di emorragia non ci si accorge di nulla finché non ci si paralizza qualcosa.

Eppure siamo così sciocchi che, piuttosto di sentire il male, cerchiamo di eliminarlo con la forza della mente. Ma distruggendo mentalmente la sofferenza, rischiamo la vita.
Il DOLORE ci costringe a prenderci cura di noi e ha una caratteristica specifica. Se la paura rende incapaci e la rabbia rende aggressivi, il dolore ci rende impotenti: non abbiamo la forza e l’energia, il potere di fare qualcosa. Addirittura altri devono prendersi cura di noi. O viceversa. Senza sintomi non riusciamo però a fronteggiare il male.



 

Il dolore lo si sente nello stomaco e in tutto l’apparato digerente: questo accade quando non riusciamo a sfogare il dolore con il pianto, quando non riusciamo ad esprimerlo. I maschi – educati a non piangere – hanno più ulcere delle femmine, che possono piangere. Queste però – a loro volta – “devono” essere carine e seduttive, non possono arrabbiarsi. 

Ma chi l’ha detto?

Se dite a un bambino piccolo di non piangere, lui farà automaticamente il gesto di ingoiare: in questo modo tutti i muscoli vengono strizzati, in modo tale da costringere lo stomaco a produrre acido cloridrico. Questo, a lungo andare, provoca l’ulcera, che non è altro che “lo stomaco che mangia se stesso”. Uno dei modi per evitare il dolore è trasformarlo in rabbia, ma ciò può influenzare negativamente le relazioni.
Il dolore non fa del male. E’ un’emozione. Questo significa che il dolore non parte dal dolore, ma da un evento che produce dolore. Il dolore mi avvisa che c’è pericolo o un male in corso e mi avvisa che “qualcosa non va”. Mi mette nelle condizioni di prendermi cura di me. E se il dolore è così forte da mettermi a terra, qualcun altro si dovrà prendere cura di me.

 
Il dolore è un sintomo energetico che ci muove dal “non prenderci cura” al “prenderci cura” di noi stessi.







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