Piacere: la risposta al bisogno.

La sicurezza, proveniente dai desideri cercati e soddisfatti, appesantisce la vita, mentre la soddisfazione dei bisogni la rende leggera, rapida, mobile, autonoma, indipendente, libera.

 

Il piacere è un’emozione. Guai ad accettare l’idea che tutte le cose che piacciono sono sbagliate o cattive. Il piacere scatta tutte le volte che viene soddisfatto un bisogno esistenziale, individuale, fisiologico.

Piacere è uguale a risposta al bisogno.
Scatta sempre anche col desiderio soddisfatto. Ma mentre il bisogno riguarda la vita e l’esistenza, il desiderio riguarda più il possesso delle cose, il fare, anche la vita, ma indirettamente.
Quando do risposta, soddisfo l’esigenza di un bisogno o di un desiderio, provo piacere. E’ di solito temporaneo, può cessare e pure rigenerarsi. La caratteristica e che il piacere provocato dal bisogno rigenera, rilassa e dopo un po’ di tempo ritorna, il desiderio invece può crescere sempre e diventare insaziabile. Il desiderio può diventare soffocante, il bisogno mai.
E’ talmente grande la differenza che anche Buddha, nei suoi suggerimenti per vivere in serenità e felicità, ha detto “uccidi il tuo desiderio”. Non lo ha detto del bisogno, ma del desiderio.
Un esempio di bisogno: siete invitati a nozze, si arriva, il pranzo alle due, siete affamati; a tavola vi arrivano via via 15 primi, 38 secondi e migliaia di contorni!
Quando i camerieri alle 18, passano a chiedere se volete ancora qualcosa, vi viene quasi da vomitare tanto siete pieni. Si sente appesantimento, voglia di dormire. Questo è il bisogno non solo soddisfatto, ma stra-saziato, e finché non torna l’appetito…
Un esempio di desiderio, il raccoglitore di francobolli, ne ha a migliaia, viene a conoscenza che una famiglia ha un francobollo dell’impero austro-ungarico, settore di cui è specializzato; lui “deve averlo” a tutti i costi, Non è mai sazio. Più ha, più vorrebbe avere.



foto per gentile concessione di Claudia Rispoli ©

 

Fare all’amore è il primo dei desideri, dei bisogni, se si vuole, ma bisogni secondari, non primari (di cui si vedrà più sotto).E’ questione pure di cultura: parlare di piacere è ancora tabù.“Tutte le cose che piacciono fanno male”, dicevano le mamme. A volte viste pure come peccato. Ci sono molti pregiudizi sul piacere, specie se si identifica con quello sessuale. Questa identificazione è una cretinata.Il piacere è buono in sé, anche quando facciamo cavolate, come mangiare un chilo di gelato tutto in una volta. Casomai sono sbagliate le scelte che si fanno, nelle intenzioni e nelle volontà, non il piacere che ne può seguire.Per il timore del piacere ci limitiamo, perfino in casa nostra, nelle manifestazioni che possono procurare piacere. Ce le giudichiamo. Come ridere, saltare, giocare, cercare abbracci…
Il piacere è un’emozione di risposta ad un bisogno: lo esprimo, lo comunico, faccio le mie esperienze, chiedo e dono a livello di relazione interpersonale e di appartenenza, dormo vivo, faccio azioni, scelte, decisioni.Ogni emozione mi porterà a un’attitudine che potrà essere una virtù o un vizio nell’agire.

 

Il piacere in quanto emozione è, in sé, ingenuo e innocente. Sono le azioni che possono trasformarlo in vizio o dipendenza.




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